LA PITTURA DI SARA LOVARI | RIFLESSI IN UNO SPECCHIO MAGICO

di  Anita Valentini

 

La pittrice toscana Sara Lovari  ultimamente propone una serie di dipinti dedicati a “presenze” scultoree, d’arredo e architettoniche che sono parte ineludibile del suo vivere e della sua memoria.

“Alla ricerca del tempo perduto”: così potrebbe apparire la pittura della Lovari. In realtà non si tratta di una recherche, ma piuttosto di un rinvenimento di luoghi, di monumenti,  di oggetti e di quant’altro appartiene a quelle che comunemente vengono definite le radici della cultura e della tradizione.

Brocche, caffettiere, macchine da scrivere, ma anche casolari, fattorie e negozi d’epoca occhieggiano improvvisi dal folto delle pennellate.

Con atteggiamento naturalmente moderno, tuttavia  aduso a vivere  fra i segni dell’arte del passato e, ancora, partecipe della vita che si muove attorno ai soggetti storici ed architettonici toscani, l’occhio della Lovari fissa sulle tele la sua “visione” delle “cose”, inserendovi elementi materici che pare stiano lì proprio per palesare, più che per velare, le moderne effigi delle “icone del nostro recente passato”.

L’artista aggiunge nuove dimensioni agli oggetti, alle sculture e alle rovine dei casolari, grazie ad una precisa ed accurata scelta degli scorci o dei particolari e ad un consapevole uso del chiaroscuro. Leggiamo nei dipinti un’atmosfera “contemporanea” fatta di pittura a olio e a spatola e di granelli di materia che bloccano il passato non per proteggerlo, nasconderlo o darne un’impressione di decadenza, ma per vivificarlo in un’esaltazione di riconoscimento che il presente fa del passato. Questa materia è il segno del tempo attuale che, con evidente rispetto, presenta il suo “periodo precedente”.

Sara Lovari ci restituisce un paesaggio atemporale carico di toni favolistici e arcadici, memore di un passato da poco lontano e tuttavia irraggiungibile. I giochi di luce – dove luminosità e colore vengono usati come specchio ansioso della favola – un meraviglioso, argenteo disco lunare od un sole cocente illuminano quei tratti di un oggetto d’uso dove si riconoscono le tracce in marmo, in metallo o in pietra dei nostri avi, i quali seppero regalare al mondo un ideale artistico e artigianale indelebile.

Sono dipinti, quelli della Lovari, che nascono dall’esigenza di vivere il recupero degli oggetti, dei paesaggi, dei luoghi: non sono copie reinterpretate attraverso un differente medium artistico, ma narrazioni o ampie notazioni che prendono spunto da quelle particolari emozioni che ella ha percepito istintivamente e che ha trasferito nelle sue tele dove narra poetici racconti mediati dalla sua creatività.

La sua pittura interagisce con gli oggetti, assurti a modelli, giocando talvolta per mezzo di pronunciati salti di scala o col dripping, e aggiunge all’euritmia di una immagine la magia di un’arcana apparizione.

Ed ancora, in alcuni suoi quadri, la pittura sfumata, ma ricca di toni in chiaro, prospetta una visione più lirica e poetica della storia. La scena diviene, quindi, spesso intima e privata; gli stessi soggetti si caricano di significati magici e simbolici. E in certi quadri la materia pittorica si fa più leggera ed essenziale, lasciando spazio ad influenze riconducibili all’Informale, un “porto” verso cui l’arte della Lovari, in serie pittoriche differenti da questa, frequentemente si compiace di approdare.

La sua è una visione emozionante, è il sentimento umano che attribuisce un senso all’ambiente naturale. La natura non come riflesso del creatore nell’immagine del creato, ma come palcoscenico della vita.

Questa pittura non sollecita tanto la memoria, quanto, suggestionandola di poesia, la illude: la illude che i ricordi non siano tali, ma siano palpito d’attualità, e che, quindi, la contemplazione della bellezza sia ancora possibile. La sua perfezione pittorica si coniuga a un fattore ideale e può compiutamente formularsi soltanto nella purezza dell’idea sostanziata di sensibilità e di passione tutta contemporanea.

 Vestigia, ma anche suoni, parole quasi sussurrate da un’umanità passata e ora assente che ideò, scolpì o fruì quegli oggetti comuni e preziosi e che l’artista, magicamente, fa percepire all’osservatore delle sue creazioni in pittura, invitandolo ad entrare nel dipinto per aggirarsi in un’atmosfera unica.

Ed è proprio in questa atmosfera che Sara Lovari coglie la luce del ricordo e ritrae ciò che resta del passato, permeando i suoi lavori con una tecnica dove sogno e realtà si confondono con un sottile velo di nostalgia per un periodo, un vivere che mai più ritornerà.

La pittura dell’artista non rappresenta il racconto del quotidiano bensì il recupero del “senso della storia”. Per tale nobile fine, quale fonte d’ispirazione e teatro dove esprimersi, la Toscana non può che essere luogo ideale per un’artista giovane, che per lunghi periodi vive e lavora all’Estero.