Critica

LA FORMA DEI RICORDI

di Tiziana Tommei | Storica dell’arte

 

Una danza incessante anima gli oggetti dipinti e modellati da Sara Lovari: elementi tratti da un tempo perduto, che si nutrono di carica interiore, caratterizzandosi per l’emotività del segno e il superamento della bidimensionalità della tela.

La pittrice infonde vita a oggetti semplici e quotidiani, che risultano investiti da un processo di ‘antropomorfizzazione’, finendo per assumere la valenza del sentire umano. Così le pennellate intrise di energia conferiscono ai suoi soggetti linfa vitale, mentre le tecniche di collage e assemblage restituiscono loro forma, consistenza e volume.

Il connubio di tradizione e contempraneità è un aspetto distintivo dell’espressione artistica lovariana, al pari della vitalità degli oggetti, che nega la definizione di ‘natura morta’: gli ombrelli, le lampade e tutte le cose che appartengono al ‘suo mondo’, si animano e, come cartoni animati, fuoriescono dalla tela per invadere lo spazio vitale del riguardante.

Le opere più recenti dell’artista danno pova di un’evoluzione in atto, verso un polimaterismo sempre più accentuato e una costante rottura degli equilibri compositivi. Le pieghe della carta e le colature di colore comunicano una continua e incessante ricerca di nuove strutture compositive e di un proprio equilibrio formale.

Il richiamo alla Recherche proustiana è insito nel recupero del bagaglio di ricordi ed emozioni sommersi dal tempo, non attuabile attraverso un procedimento mentale o razionale, ma solo mediante “l’intermittenza del cuore”.

L’artista con la sua opera, tutta proiettata verso un sentire personale ed emozionale, arriva a riscattare la materia e ad infondere vita a ‘cose’ solo apparentemente marginali e scontate, quanto, in verità, cariche di un potenziale di memoria e sentimenti in grado di segnare il superamento della dimensione soggettiva

Dona una dignità nuova a tutto ciò che plasma: dipinge in orizzontale una tavola per porla, come uno specchio, davanti al riguardante, elevandola da terra e spostandola più in alto della linea dello sguardo – invitando implicitamente a guardare/si.

Se nella vita la volontà di chiudere in una geometria ordinata e prestabilita gli eventi e il mondo è utopia per azione delle variabili impresse dal caos, nell’arte di Lovari, ogni sovrapposizione, smarginatura, macchia e colatura determina, formalmente e metaforicamente, lo spazio vitale di ri-creazioni – nature mai morte, composte di oggetti umili, tradotti in soggetti, in cui l’uomo non è fisicamente visibile, ma sempre presente, con la sua storia e il suo vissuto.

LA PITTURA DI SARA LOVARI | RIFLESSI IN UNO SPECCHIO MAGICO

di  Anita Valentini

 

La pittrice toscana Sara Lovari  ultimamente propone una serie di dipinti dedicati a “presenze” scultoree, d’arredo e architettoniche che sono parte ineludibile del suo vivere e della sua memoria.

“Alla ricerca del tempo perduto”: così potrebbe apparire la pittura della Lovari. In realtà non si tratta di una recherche, ma piuttosto di un rinvenimento di luoghi, di monumenti,  di oggetti e di quant’altro appartiene a quelle che comunemente vengono definite le radici della cultura e della tradizione.

Brocche, caffettiere, macchine da scrivere, ma anche casolari, fattorie e negozi d’epoca occhieggiano improvvisi dal folto delle pennellate.

Con atteggiamento naturalmente moderno, tuttavia  aduso a vivere  fra i segni dell’arte del passato e, ancora, partecipe della vita che si muove attorno ai soggetti storici ed architettonici toscani, l’occhio della Lovari fissa sulle tele la sua “visione” delle “cose”, inserendovi elementi materici che pare stiano lì proprio per palesare, più che per velare, le moderne effigi delle “icone del nostro recente passato”.

L’artista aggiunge nuove dimensioni agli oggetti, alle sculture e alle rovine dei casolari, grazie ad una precisa ed accurata scelta degli scorci o dei particolari e ad un consapevole uso del chiaroscuro. Leggiamo nei dipinti un’atmosfera “contemporanea” fatta di pittura a olio e a spatola e di granelli di materia che bloccano il passato non per proteggerlo, nasconderlo o darne un’impressione di decadenza, ma per vivificarlo in un’esaltazione di riconoscimento che il presente fa del passato. Questa materia è il segno del tempo attuale che, con evidente rispetto, presenta il suo “periodo precedente”.

Sara Lovari ci restituisce un paesaggio atemporale carico di toni favolistici e arcadici, memore di un passato da poco lontano e tuttavia irraggiungibile. I giochi di luce – dove luminosità e colore vengono usati come specchio ansioso della favola – un meraviglioso, argenteo disco lunare od un sole cocente illuminano quei tratti di un oggetto d’uso dove si riconoscono le tracce in marmo, in metallo o in pietra dei nostri avi, i quali seppero regalare al mondo un ideale artistico e artigianale indelebile.

Sono dipinti, quelli della Lovari, che nascono dall’esigenza di vivere il recupero degli oggetti, dei paesaggi, dei luoghi: non sono copie reinterpretate attraverso un differente medium artistico, ma narrazioni o ampie notazioni che prendono spunto da quelle particolari emozioni che ella ha percepito istintivamente e che ha trasferito nelle sue tele dove narra poetici racconti mediati dalla sua creatività.

La sua pittura interagisce con gli oggetti, assurti a modelli, giocando talvolta per mezzo di pronunciati salti di scala o col dripping, e aggiunge all’euritmia di una immagine la magia di un’arcana apparizione.

Ed ancora, in alcuni suoi quadri, la pittura sfumata, ma ricca di toni in chiaro, prospetta una visione più lirica e poetica della storia. La scena diviene, quindi, spesso intima e privata; gli stessi soggetti si caricano di significati magici e simbolici. E in certi quadri la materia pittorica si fa più leggera ed essenziale, lasciando spazio ad influenze riconducibili all’Informale, un “porto” verso cui l’arte della Lovari, in serie pittoriche differenti da questa, frequentemente si compiace di approdare.

La sua è una visione emozionante, è il sentimento umano che attribuisce un senso all’ambiente naturale. La natura non come riflesso del creatore nell’immagine del creato, ma come palcoscenico della vita.

Questa pittura non sollecita tanto la memoria, quanto, suggestionandola di poesia, la illude: la illude che i ricordi non siano tali, ma siano palpito d’attualità, e che, quindi, la contemplazione della bellezza sia ancora possibile. La sua perfezione pittorica si coniuga a un fattore ideale e può compiutamente formularsi soltanto nella purezza dell’idea sostanziata di sensibilità e di passione tutta contemporanea.

 Vestigia, ma anche suoni, parole quasi sussurrate da un’umanità passata e ora assente che ideò, scolpì o fruì quegli oggetti comuni e preziosi e che l’artista, magicamente, fa percepire all’osservatore delle sue creazioni in pittura, invitandolo ad entrare nel dipinto per aggirarsi in un’atmosfera unica.

Ed è proprio in questa atmosfera che Sara Lovari coglie la luce del ricordo e ritrae ciò che resta del passato, permeando i suoi lavori con una tecnica dove sogno e realtà si confondono con un sottile velo di nostalgia per un periodo, un vivere che mai più ritornerà.

La pittura dell’artista non rappresenta il racconto del quotidiano bensì il recupero del “senso della storia”. Per tale nobile fine, quale fonte d’ispirazione e teatro dove esprimersi, la Toscana non può che essere luogo ideale per un’artista giovane, che per lunghi periodi vive e lavora all’Estero.

“L’ARTE PER L’ARTE. PERCHE’ NO? L’ARTE PER VIVERE. PERCHE’ NO? L’ARTE PER PIACERE. PERCHE’ NO?

CHE IMPORTA. SE E’ ARTE.” [Paul Gauguin]

a cura di Alice Comunelli

 

Sara Lovari persegue già da diversi anni il proposito di divenire pittrice con energia e serietà. Si contraddistingue per l’amore dei motivi semplici, che attinge a piene mani dalla sua terra, la Toscana. Le sue opere rappresentano istanti di vita vissuta attraverso gli oggetti del suo mondo, anche quelli più umili, come un fiasco impagliato, un antico macinino, una camicia da contadino. La sua tavolozza è caratterizzata soprattutto dai toni del marrone, risultando in perfetto accordo con i segni grafici dalle intense ombreggiature nere.

Sara è attratta fortemente dalla vita semplice della gente comune, la sua personale esperienza di vita l’ha portata a vivere per molti anni nell’incontaminata valle del Casentino dove, attraverso il contatto con la natura incontaminata e le tradizioni antichissime, della mietitura battitura del grano, la vendemmia e la vita del bosco vengono racchiusi dall’ artista nei suoi colori e nelle forme dei suoi dipinti.

E’ facile incontrare Sara durante le belle giornate estive intenta a dipingere all’ aperto fuori dal suo piccolo atelier di Cortona, l’ artista crea di getto le sue opere realizzando anche in un giorno un piccolo capolavoro realizzato interamente en plein air, infatti per lei è più importante l’ impressione immediata della raffigurazione realistica.

Le opere di Sara Lovari rappresentano il sentimento del cuore che si trasforma in forma, qualunque essa sia.